Marino Novello
Dopo la scuola d’arte desideravo fare il pittore, ma i dipinti a cui dedicavo tanta passione, terminati a notte fonda, al mattino non mi piacevano più.
Da lì passai alla scultura, fino a quando, durante la cottura di una statuetta in argilla, scoppiò il forno, costruito in modo artigianale.
Mi dedicai poi all’architettura, che tralasciai per ricercare un mondo artistico più completo.
La ricerca terminò solo alla vista di una pianticella in un vaso: un possibile strumento in sostituzione del pennello o dello scalpello o altro, che mi dava la possibilità di ricreare l’”eden”.
Sì, proprio così, perché grazie alla pianta in vaso posso realizzare i giardini quando voglio e come voglio, creature non statiche, che il tempo rende ancora più belle, creature che puoi possedere, ma che a loro volta ti posseggono. Giardini costruiti con piante che, oltre al portamento caratteristico, hanno un’anima, o sono così particolari e anomale da poter essere definite in certi casi brutte o sofferenti. Ho tralasciato piante clonate e perfette, senz’anima, coltivate prevalentemente per la clientela tedesca, vanto del vivaista classico.